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LA STORIA

non è un posto come gli altri

A noi piace pensare al Ristorante del Cambio come a un luogo “senza tempo”, questo perché dal 5 ottobre 1757 si rinnova ciclicamente rimanendo però fedele a se stesso: Del Cambio è un luogo di culto, storicamente frequentato dagli amanti del bello e della buona tavola.

Riconosciuto come l’emblema della cultura torinese, dai suoi saloni, negli anni tra il 1821 e il 1861, sono passati gli uomini e le donne che hanno fatto la storia d’Italia e non solo. Ai suoi tavoli per almeno tre secoli si sono avvicendati personaggi da ogni dove, personalità che hanno brillato e dato il loro contributo alla Politica, alla Letteratura, al Teatro, alla Musica, alla Scienza, alla Filosofia, all’Amore e all’Arte.

Cavour ne è stato un habitué, Casanova, Puccini, Balzac, Nietzsche, Verdi, Marinetti, D’Annunzio, la Famiglia Agnelli e lo scrittore Mario Soldati sono solo alcuni degli illustri ospiti di Del Cambio; e come dimenticare le fascinose divine: Eleonora Duse, Maria Callas e Audrey Hepburn, grandi affezionate dei suoi saloni.

Del Cambio è il sogno che non s’interrompe mai e continua anche oggi, quando seduti al tavolo di Cavour, immersi nella straordinarietà architettonica di Piazza Carignano, ci immaginiamo di passeggiare e chiacchierare attorniati da dame, cavalieri e figuri di ogni foggia. Del Cambio: il ristorante più elegante della più elegante città d’Italia; l’unico caffè e poi restaurant che dagli esordi serve in un piatto la storia d’Italia e di tutta Europa.

più antico di quanto non si dica,
con un nome che è un mistero

Tra gli elementi che contribuiscono a rendere affascinante la realtà Del Cambio, salienti sono senza dubbio le querelle sui documenti storici che riguardano sia la sua data di fondazione sia l’origine del suo nome.

Per quanto concerne la questione della data di fondazione, è datato addirittura 1711 il più antico ritrovamento storico che pare far riferimento a Del Cambio degli esordi.
Era Carnevale, nel 1711, e il signor Giacomo Perotti, proprietario di una bottega a fianco del Teatro della Commedia, oggi Teatro Carignano, pare essere uno dei papabili fondatori del Cambio.

“Orzate, portugall, sorbetti, bisquits, tazze di cioccolato” si legge nell’antico testo, e ancora: “confiture secche, marroni e vino di Nizza”; un ordine di pagamento, si direbbe, relativo ad una fornitura per un principe di Casa Savoia - Carignano.

Qualche dubbio però rimane e numerosi storici, tra cui l’autorevole critico d’arte Marziano Bernardi e la nota memorialista Dina Rebaudengo, si sono avvicendati fornendo le proprie opinioni al riguardo nel tentativo di svelare l’arcano.

Anche sul nome del locale, come anticipato, si tramandano diverse favole. Si ritiene che il “cambio”, infatti, potesse essere quello dei cavalli di posta dei viaggiatori in transito da e verso Parigi, che usavano sostare in quella zona, o forse il cambio della moneta, visto che la piazza era ritrovo della “gente d’affari e di commercio”; secondo altri ancora, il caffè ospitava “la borsa dei negozianti”…e la storia continua.

ieri, oggi e domani?

Memoria, stile, innovazione: è questo oggi il significato di Del Cambio.
Questo concept, concretamente, è tradotto e reso fruibile tramite spazi storicamente autentici come la Sala Risorgimento, con i suoi affreschi datati 1875, e intellettualmente coesi con imponenti site - specific artistici contemporanei.

Una sfida, una commistione di eleganza e intramontabile fascino: un dialogo, intessuto di preziosismi, un omaggio alla sensibilità torinese in tutta la sua raffinatezza. Il mondo di Del Cambio è un viaggio che trascende i limiti del tempo e della Storia stessa a favore di un senso filologico della contemporaneità.

Così accade che a Del Cambio, agli agenti di commercio, all’aristocrazia, agli avventurieri e principesse, ai deputati di Palazzo Carignano e alla grande Borghesia del Novecento si affiancano le sognanti opere di Pistoletto e le complesse metafore visive di Patkin, gli arredi di Gamper, le suggestioni visionarie di Bronstein e la concezione dell’astratto di Herrera.

Alta cucina e Costituzioni, storia e paesaggi futuribili, cultura e modernità: un mondo di contrasti, splendidamente complessi e dirompenti, che vanno però a braccetto, assurgendo all’unico obiettivo dell’essere “leggenda”.